Maria Pia Ferroni

Intervistata dal nipote Marco Maiorano.

Presentati 

Sono Maria Pia Ferroni, nata a Livorno il 2 gennaio 1942.

Parliamo un po’ della tua famiglia e la differenza tra come si viveva prima e come si vive oggi.

Allora noi eravamo 3 figli, io ero la più grande, poi c’era il mi' fratello Mario e la più piccolina era Elena. Devo dire che prima si viveva in maniera diversa, noi in casa s’era una decina di persone, la mi' nonna, il mi' babbo e la mi' mamma, io con la mi' sorella, il mi' fratello e poi c’era Santo, che anche se era nostro cugino per noi era come un fratello, si stava sempre insieme, poi ogni tanto i mi' zii si fermavano, insomma s’era sempre belli numerosi. Ora invece vedi da te, io c’ho ottant’anni e vivo da sola, se ci penso mi mette tristezza, meno male esistono 'sti aggeggi che ti puoi vede' anche mentre parli al telefono, ma il senso di famiglia 'un è più come una volta.

Da ragazzi che si faceva a quei tempi, come passavate il tempo? 

Noi prima si diventava grandi più in fretta, a quindici anni la maggior parte dei ragazzini della mia età, come me d’altronde, già si lavorava, io per esempio a quell’età lavoravo nella bottega del mi' babbo che era una latteria, prendevo e andavo per le case a porta' il latte, poi quando rientravo a casa si facevano un po’ di pulizie con la mi' mamma, verai mi toccava aiutarla pora donna, c’aveva da gesti' tre figlioli. Però ci s’aveva anche il tempo per sta' tra amici, non esistevano discoteche feste e tutte queste cose che ci so' oggi, ci si trovava in piazza e si giocava a pallone, a campana a nascondino, i giochini che oggi fanno i bambini più piccini insomma, e poi quando era ora o quando ci facevano un fischio si tornava in casa e guai a te se facevi tardi.

E senti un po’, quando eri ragazzina era un periodo un po’ particolare, era il periodo del dopo guerra, come lo avete vissuto? 

Dio mio, quello non è proprio un bel periodo da ricordare, io ero proprio una ragazzina, non capivo bene quello che succedeva e il perché di tante cose, sicché non è che ti posso parla' di particolari, però mi ricordo che c’era tanta tanta miseria, a volte non si mangiava nemmen tutti, il mi' babbo si toglieva il cibo di bocca per darlo a noi, si percepiva la paura, c’erano tante macerie in giro, tanta povertà. 

Parlando di cose belle ora, te con il nonno invece come vi siete conosciuti?

Guarda, io e il nonno ci conoscevamo sin da ragazzini, lui era il figlio di amici di famiglia, quindi spesso ci vedevamo. Poi pian pianino siamo cresciuti e ci siamo innamorati, da lì non ci siamo più separati.

Ormai stai a Siena da tantissimi anni, quando è perché ti sei trasferita? 

Amore mio, mi sono trasferita per amore, il tu nonno verai stava a Siena e io a Livorno, qualcuno si doveva pur muovere, ma a Livorno il tu loro nonnino c’entrava poco, lui era il classico senese, che viveva in contrada e devo dire che mi hanno accolto proprio bene, infatti sono diventata contradaiola anche io.

Ecco, spiegami un po’ com’era la contrada prima. 

Che ti devo dire, era una grandissima famiglia, molto più adesso. Prima davvero si andava lì la mattina e ci si stava fino alla sera, non c’erano cene cenoni o cenini, si stava tutto insieme e basta, si cantava tutto il giorno, ci si divertiva e si beveva, nemmeno pochino. Anche ora la contrada è bellissima eh, non mi fraintende, però prima era più famiglia, si era tutti un po’ più uniti, diciamo così

Quando sono nati mamma e lo zio la tua vita è cambiata? 

Diventare mamma è stata una gioia immensa, mi sono dovuta dare da fare, ho iniziato a lavorare un po’ di più, facevo la commessa alla Coppe (Coop) alle Grondaie e in più facevo qualche lavoretto extra, ma la tu' mamma e il tu' zio sono la mia vita.

Quando il nonno se n’è andato come l’hai vissuta? 

Mi sono sentita morire con lui, ho vissuto la sua malattia giorno per giorno, passo per passo e sono stata tanto male, certe cose non si possono neanche spiegare e a volte è meglio non tirarle più fuori, aprono ferite che non si possono rimarginare. La gioia più immensa è stata la nascita di tua sorella, che il tuo nonno grazie al Signore l’ha conosciuta, quella mi ha dato un'altra vita.

Va bene nonnina, io ho finito con le domande, vuoi dirmi qualcos’altro?

Anche quando sei nato te è stata una cosa bellissima amore eh, vi voglio bene allo stesso modo, non pensare male. 

Dio bono nonnina, non l’avevo mica messo in dubbio, ti voglio bene. 

Anche io nipotino, spero di esse stata brava.